“Sono un deficiente”

                          “Sono un deficiente”

E’ accaduto a Palermo pochissimi giorni fa. Un’insegnante

è stata condannata a un mese di carcere e a 20 mila euro

di multa perché in classe ha fatto scrivere al bullo di turno

cento “sono deficiente”. Era una punizione a seguito di un

atto compiuto ai danni di alcuni compagni di classe.

Non è questo il luogo adatto per discutere nel merito della

vicenda, né per stabilire la validità della “pena”, ma il fatto

non può non può passare inosservato.

La scuola sta diventando, purtroppo, un luogo dove sempre

più frequentemente nasce e si sviluppa il bullismo infantile.

Il fenomeno è amplificato dagli esempi di inciviltà che

provengono dalle famiglie e dalla società civile (civile?).

Anche la classe dirigente politica, che di questa società ne

è lo specchio fedele, sta profondendo il massimo

dell’impegno per trasformare l’Italia in una grande banda di

bulletti.

La pena che dovrebbe essere inflitta, a partire dalla classe

dirigente per giungere fino alle famiglie, dovrebbe essere

quella di far loro scrivere cento volte: “sono un deficiente”,

“sono un amico di bandana”, “sono un servo senza dignità”.

In mancanza di un’insegnante che abbia la possibilità di

irrogare questa pena non rimane che appellarci a quella

parte del popolo italiano (forse soltanto alle donne) che

abbia conservato un minimo di dignità. La dignità sufficiente

per gridare a stradentiera ed ai suoi lacché: “Adesso basta!

Avete superato il limite! Vergognatevi e andate a casa!

Vergognatevi e scrivete cento, mille volte, “sono un vero

deficiente”.

 

 

 

“Sono un deficiente”ultima modifica: 2011-03-19T17:41:57+01:00da mah4
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